Le foglie

 

In un altro tempo, forse addirittura in un altro mondo, viveva una bambina. Il suo nome era Rosabella. Era buona, ubbidiente e cercava in ogni modo di esaudire i desideri dei suoi genitori. Anche se, come tutti i bambini del mondo, ogni tanto faceva i capricci, poco dopo si scusava, ripromettendosi di non farlo mai più. Un pomeriggio d’autunno Rosabella, che era in casa per via della pioggia, guardava le gocce cadere dalla finestra. Il vento le sospingeva contro il vetro e loro disegnavano mille percorsi durante la loro discesa. La bambina osservava incantata il loro cammino che terminava quando si univano alle loro sorelline cadendo sul ripiano di marmo bianco che serviva come davanzale. Rosabella era sempre stata affascinata dall’acqua e la colpiva la sua capacità di assumere mille forme differenti, adattandosi ad ogni contenitore. Avrebbe trascorso tutto il pomeriggio ad osservare la piccola pozzanghera che variava di continuo la sua forma, ora cane, ora drago, per finire poi con l’assomigliare alla Francia. All’improvviso, un piccolo passerotto venne a posarsi proprio davanti ai suoi occhi. Era tutto fradicio ed intirizzito. Si scosse più volte, nel tentativo di asciugare le piume, ma era talmente bagnato che il gesto non fu di grande aiuto. Rosabella si intenerì nel vedere il piccolo animale tremante per il freddo, aprì la finestra, lo raccolse delicatamente tra le manine e richiuse in tutta fretta l’imposta per evitare che piovesse in casa, quindi incominciò immediatamente a prendersi cura di lui. Con un morbido panno ne asciugò le piume una ad una, avendo cura di non danneggiarle. Per fare ciò si sistemò ben vicina alla calda stufa per permettere al tepore di raggiungere l’animaletto che, a causa dell’umidità accumulata, doveva avere un freddo terribile e tremava come una foglia tra le sua mani. Trascorsero diversi minuti, che a lei parvero un’eternità, prima che il passero riprendesse le forze e riuscisse a sollevarsi sulle sue zampette. Con la testolina si sfregò più volte contro il palmo della mano di Rosabella, sbattendo le palpebre con i suoi grandi occhi colmi di amore. La bimba era totalmente affascinata dall’espressione del piccolo volatile che, d’altro canto, sembrava contraccambiare l’interesse, forse perché non si spiegava come un essere umano si fosse interessato al suo destino. Rosabella pensò che avrebbe potuto tenere con se il passerotto, certamente avrebbe chiesto il permesso ai suoi genitori, non vedeva alcun motivo per cui le sarebbe potuto essere negato. Si recò in dispensa a procurarsi un poco di pane e lo sbriciolò davanti al piccolo becco. L’animale parve gradire il gesto ed in un lampo fece scomparire fino all’ultima briciola. Certo per essere piccolo sembrava avere un grande appetito, pensò la bimba.

La sera chiese ai suoi genitori, come era giusto che fosse, il permesso di tenere con se la bestiola ed essi glielo accordarono con sua grande gioia. Ripose il piccolo uccellino, che ancora era provato dal freddo, in una piccola scatola di cartone sul cui fondo aveva accomodato un vecchio panno di lana ricavato da una sciarpa consunta. Fece all’animale una carezza lieve come un soffio sulla testolina, gli augurò una buona notte e, spenta la luce, si addormentò sognando. Sognava di essere anche lei un passerotto che volava libero e spensierato nella campagna in un giorno di primavera. Coglieva semi sparsi sul terreno e giocava con i fili d’erba scomposti dal tiepido vento del sud. Volando nel suo sogno vide da lontano il piccolo passero che aveva salvato venirle incontro. La salutò e fece un buffo inchino stando a mezz’aria, buffo, pensò la bimba, forse perché nessuno si aspetterebbe di vedere un passero inchinarsi. “Mia signora e regina”, disse il passero a Rosabella” vi sono grato per avermi salvato, il mio nome è Archibald e sono il consigliere del re dei boschi. Ho chiesto ed ottenuto dal mio sovrano di potervi elargire un dono. Poiché il mio signore è a voi riconoscente per aver salvato da morte certa un suo suddito. Egli mi chiede di accompagnarvi da lui, così che possa chiedervi quale desiderio voi vogliate che lui esaudisca per voi” Rosabella non seppe trattenere una risata nel vedere il piccolo pennuto esprimersi con quelle parole. “Piccolo, ma tu parli!” esclamò la bambina appena smise di ridere. “Certo che parlo, mia signora. Non vi è nulla di strano visto che siamo in un sogno! Non vi pare? In fondo anche voi siete un passero come me e non mi pare vi stupisca poter parlare” Spiegò divertito a sua volta l’animale. “Già” non poté fare a meno di convenire Rosabella. Entrambi scoppiarono in una fragorosa risata, al termine della quale Archibald riprese a parlare: “Tornando a noi, mia cara Rosabella, rinnovo la mia richiesta di seguirmi. Siate pur certa che non vi sto tendendo alcun tranello, solo vorrei davvero che il mio signore potesse fare qualche cosa per voi!” Rosabella si osservò le ali, prima la destra e poi la sinistra. Toccandosi la punta del becco con l’una e con l’altra. Quel sogno era veramente bizzarro, ma in fondo sempre di un sogno si trattava. Decise pertanto di seguire il simpatico passerotto. Volarono lungo un sentiero che si addentrava nella fitta boscaglia. Lungo i suoi margini poteva osservare particolari che non ricordava di aver mai visto nelle sue rare visite in campagna. Una bellissima farfalla che addobbava un fungo dai colori brillanti, probabilmente velenoso, un fiore dai mille colori circondato da api indaffarate a raccoglierne il nettare. Ad ogni nuova apparizione chiamava il passerotto per chiedere spiegazioni ed egli instancabile dissipava ogni suo dubbio. Tutto in quei luoghi era governato dal suo signore e padrone, il signore dei Silvani.

Rosabella era stupita della difficoltà che incontrava nel volare. Aveva sempre pensato fosse assai semplice, ma così non era. La fatica, sebbene fosse un sogno, incominciava a farsi sentire ed ogni battito delle sue alucce le costava più del precedente. Finalmente il sentiero si allargò in una piccola radura e, quando alzò lo sguardo, ne comprese il motivo. Un enorme albero, probabilmente una quercia, si ergeva al centro dello spiazzo. La sua mole aveva tolto luce a tutto ciò che lo circondava e lo rendeva simile ad un grande monumento cittadino. Il tronco aveva un diametro di diversi metri e si ergeva scuro ed orgoglioso come una propaggine della terra stessa, fino alla base del fogliame che era verde brillante. Con le ultime forze che le restavano, almeno così le parve a giudicare dalla fatica che le costò, si issò fin sui rami più bassi, che comunque si trovavano ad una decina di metri dal suolo. Da quel punto poté vedere uno strano oggetto squadrato esattamente al centro della grande chioma verde. Impiegò un certo tempo per riconoscere il profilo di un edificio tra il fitto fogliame, ma in fine tutto le fu chiaro, si trattava di un grande palazzo di legno. Posava sullo snodo di tre imponenti rami che si staccavano dalla sommità del fusto centrale della quercia. Era diviso in tre sezioni principali di cui quella centrale aveva un aspetto decisamente particolare, come a voler riprodurre il torrione di un vecchio maniero, mentre le due laterali, simili tra loro, somigliavano a grandi magazzini. Rosabella si disse che, dato l’aspetto bizzarro ed imponente, doveva trattarsi di un edificio di una certa importanza, ma non ne era certa. Indubbiamente i suoi abitanti dovevano essere di piccole dimensioni, almeno a giudicare dalle aperture che fungevano da finestre e dal terrazzo che sporgeva nel centro della parte superiore del grande torrione. Osservando con maggior attenzione si avvide di una tortuosa scalinata che, serpeggiando tra i mille rami, giungeva fino ad una larga piattaforma tondeggiante che si trovava a pochi metri da loro. Ad un cinguettio di Archibald un gruppetto di simpatici scoiattoli prese posto ordinato ai lati della piattaforma. Ciascuno di loro estrasse un minuscolo corno e lo accostò alla piccola bocca baffuta. Dai loro strumenti scaturì un possente suono che pervase l’aria, Rosabella fu convinta che fosse udito un tutto il bosco. L’eco lontano giunse alle loro orecchie e la bimba non avrebbe saputo dire se fosse realmente un eco o la risposta di altrettanti corni lontani miglia e miglia. Archibald con un sol battito d’ali si portò sul ciglio della piattaforma, al lato opposto da quello raggiunto dalla lunga scalinata e le fece cenno di seguirla con la punta dell’ala. Lei non esitò un istante, incuriosita da quanto stava accadendole intorno. Un nuovo boato scaturì dai minuscoli corni nell’istante esatto in cui lei si posò sulla base. Ora che vi si trovava sopra si rese conto che si trattava di un enorme nido, costruito intrecciando innumerevoli rametti. Udì un fruscio ed il cigolio portò la sua attenzione verso il grande portone che si trovava all’altro capo della lunga scalinata. L’uscio si stava lentamente aprendo, l’intera foresta pareva essersi ammutolita in attesa di ciò che stava per accadere. Rosabella tratteneva il fiato, non sapeva proprio cosa aspettarsi.

Un ispido musetto grigio fece capolino dall’apertura, seguito dal robusto corpo di uno scoiattolo grassottello ed indubbiamente non più giovane. Il portamento era elegante e leggero, malgrado la stazza ed il grigiore del pelo sembrassero suggerire difficoltà nel muoversi. Quando fu completamente emerso dal buio del portone Rosabella poté osservare quanto fosse lucido ed in apparenza soffice il folto pelo. Sulle spalle portava un lungo drappo verde composto di una moltitudine di aghi di pino intrecciati. Il drappo ne copriva il dorso, ma l’imponente coda rossa che ne sbucava alla base era a dir poco spettacolare. Avrebbe destato l’invidia di qualunque donna, anche la più ricca ed elegante. Mai in vita sua aveva visto una pelliccia più lucida ed elegante. Con movimento fermo e compassato lo scoiattolo scese gli scalini, nel silenzio più assoluto, giungendo, dopo un tempo che a Rosabella parve interminabile, alla base su cui si trovavano sia lei che Archibald. Il passerotto si profuse immediatamente in un inchino che lei si affrettò ad imitare istintivamente. “Suvvia” esordì l’elegante scoiattolo, “non serve assolutamente. Sono piuttosto io che debbo riconoscenza e rispetto verso una creatura che porta in se un cuore delicato. Devo dire che è assai raro che un umano si preoccupi della sorte di un silvano. Erano molti anni che non si verificava più un fatto simile” Rosabella era attonita, malgrado fosse conscia di vivere un sogno ne era turbata. La voce dello scoiattolo era profonda e suadente. Emanava dolcezza ed autorità in egual misura. La bimba era certa in cuor suo che mai nessuno avrebbe avuto il coraggio di non eseguire un ordine impartito con una simile voce. Così come sentiva che, un ordine non avrebbe avuto mai l’aspetto di un ordine se ad impartirlo fosse stata una voce così elegante. Al più sarebbe potuta apparire una richiesta a cui non si poteva dire di no, ecco questo era ciò che sentiva in quel momento. “È stato un vero piacere signor scoiattolo, se così posso chiamarvi” rispose Rosabella un po’ imbarazzata dalla situazione. “Il mio nome è Rildom mia cara, così mi chiamano coloro che mi accettano come loro sovrano, così come coloro che mi combattono per assumere il controllo del bosco grande. Tornando a te però, puoi chiedermi qualunque cosa ed io, se sarà in mio potere concederla, sarò ben lieto di farlo”. Al termine delle sue parole l’anziano scoiattolo abbozzò un inchino e si sedette come fosse pronto ad ascoltare un lungo discorso da parte della bimba. Rosabella era in difficoltà, non riusciva a farsi venire in mente nulla da chiedere. Nulla che il re dei Silvani potesse fare. A pensarci bene il motivo era che non le mancava nulla. I suoi genitori ed i nonni le fornivano tutto quanto fosse necessario ed anche molto del superfluo. Rosabella aveva imparato a non desiderare ricchezze per il solo gusto di possederle, ma solo se potevano servire a realizzare i suoi sogni. Fu così che un’idea si fece largo nella sua mente, proprio mentre si apprestava a rispondere al sovrano. “Sire, ehm … chiedo scusa, Rildom. Mi rendo conto di non avere alcuna necessità impellente ne’ alcun bisogno che non sia esaudito dai miei familiari, ma vi è una cosa che ho sempre desiderato: capire ciò che dicono gli animali. Esattamente come accade in questo sogno, dove io posso comprendere voi ed Archibald allo stesso modo. Vorrei poter capire ciò che mi dicono tutti gli animaletti che incontro, così come le fiere che si aggirano fameliche per il bosco”. Lo scoiattolo parve assai sorpreso dalla risposta della fanciulla: “Mi sarei aspettato una richiesta meno matura da una bimba della tua età. Oro, pietre e ricchezze, ma evidentemente i tuoi genitori ti hanno ben educata nelle cose che realmente contano nella vita. Bene, così sia! Essendo ciò in mio potere ed essendo io il sovrano incontrastato di tutte le creature che abitano la selva desidero che, da questo istante, tu possa comprendere ciò che diranno le creature animate che ti circondano. Inoltre, poiché la tua saggezza mi ha colpito, aggiungo che tu possa ritornare a trovarmi ogni volta lo desideri, ma solo in sogno come accade in questo istante”, sorridendo diede un battito di zampe ed una luce accecante squarciò l’ombra fornita dal fitto fogliame fino a colpirla in viso. Tutto intorno a lei prese a girare vorticosamente, finché perse i sensi.

Una vocina le sussurrava “Rosabella”, dolcemente la chiamava, quasi lo facesse da molto lontano. Si scosse e sollevò la testa dal cuscino. La nonna la stava chiamando per alzarsi. “È ora di andare a scuola, tesoro. Non possiamo fare tardi, so che vorresti dormire ancora pigrona mia, ma è ora di alzarsi”. D’istinto volse la testa verso la seggiola su cui aveva posato la scatola ed il passerotto. Tutto era al suo posto. “Immagino vorrai liberare il tuo piccolo ospite se starà bene!” proseguì la nonna, immaginando quali pensieri corressero per la sua testa. “Si nonna. Dici che si sarà ben ripreso? Com’è il tempo fuori?” “Ottimo bimba mia e credo che anche lui non veda l’ora di volare verso casa” Rosabella balzò giù dal letto e corse ad affacciarsi sulla scatola per scoprire se il suo amico si fosse ripreso, ma ancor più per togliersi ogni dubbio sul sogno che aveva fatto quella notte. Le sembrava così reale eppure sapeva perfettamente che non poteva essere che un sogno. “Buongiorno”, bisbigliò al passero. “Cip!” fu la risposta entusiasta del piccolo pennuto. Mentre si scrollava le piume e si stiracchiava le ali indolenzite la osservava con aria curiosa. Rosabella non seppe trattenere la sua delusione. Il sogno non era stato altro che, un sogno. Si voltò per recarsi verso il bagno. Aveva proprio bisogno di rinfrescarsi e cambiarsi, dopo tutto era stato comunque un bel sogno ed ora doveva occuparsi di quella creatura che non vedeva l’ora di tornare a casa sua. Si lavò per bene il viso e pettinò i lunghi capelli. Poi tornò in cameretta e si vestì. Proprio mentre si apprestava a recarsi in cucina per fare colazione udì una vocina a lei ben nota provenire dalla scatoletta “Ed in ogni caso, buona giornata anche a te. Rosabella. Cerca di liberarmi al più presto, la mia famiglia mi aspetta nel bosco”. Non vi dico la sorpresa e la gioia della bimba nello scoprire che il sogno si era avverato. Si precipitò ad osservare l’uccellino e, parlando sottovoce per non essere udita da nessun altro in casa, chiese al passerotto come fosse possibile che realmente ciò accadesse. “Il mio signore può fare molte cose. Non tutto forse, ma di sicuro, molte cose”, fu la risposta. Rosabella prese tra le mani con delicatezza Archibald. Diede lui un bacio sul minuscolo capo e lo posò sul davanzale, dopo aver aperto l’imposta. Il passero la salutò un ultima volta e spiccò il volo. Rosabella scese in cucina come se nulla fosse accaduto, ma la nonna dopo averla osservata le disse: “Cucciolo mio, tu mi nascondi qualcosa, non saprei con esattezza cosa, ma di certo hai in cuor tuo un dolce segreto” “Un bel sogno nonnina mia. Forse il più bello che abbia mai fatto e che mai farò” fu la risposta, mentre un gran sorriso le illuminava il volto.