Il sogno

 

Era una sera tranquilla, come tante altre prima di quella. Fiammetta osservava interessata l'orizzonte, dove l'azzurro intenso del cielo si spegneva nell'immenso lago d'argento. Aveva sempre desiderato essere come quell'acqua. Si sarebbe voluta perdere nell'infinità del cielo, vedere il mondo dall'alto, per poi rituffarsi nel mare o su terre sconosciute e conoscere mille luoghi differenti. Quel giorno in particolare la voglia di avventura ed il desiderio di libertà le scoppiavano nel cuore. Aveva preso la sua decisione, sarebbe partita. Avrebbe lasciato per sempre quel luogo incantevole, che, malgrado la sua apparenza, si era trasformato in una trappola soffocante. Lui l'osservava, meglio dire contemplava, perso nei suoi sogni, pensando a tutte le volte che avrebbe potuto sfiorarla e non ne aveva neppure avuto il coraggio. Temendo di essere scacciato, deriso, deluso. L'inverno si avvicinava e nessuno dei due sapeva come l'altro avrebbe trascorso le feste, né, assai più grave, come egli stesso le avrebbe trascorse. Le feste sarebbero forse scivolate via, come tante volte prima di allora, nella monotonia dei festeggiamenti, senza un brivido di gioia nel cuore, senza una vera ragione per essere felici. Il tramonto li colse quasi di sorpresa, l'azzurro improvvisamente divenne blu e tutto mutò nel buio più profondo. Quella notte un sogno planò sulla loro città. Il re dei sogni gli aveva affidato una importante missione. Avrebbe dovuto dar pace ad un uomo ed una donna, ma non due persone comuni. Doveva trattarsi di una donna speciale, a cui la natura avesse fatto un dono. Solo se avesse trovato una donna simile avrebbe potuto compiere il suo dovere. L'uomo invece avrebbe dovuto essere incompleto. "Bizzarro" pensò tra se il sogno mentre aleggiava sopra i tetti, "cosa avrà inteso il mio sovrano?", ma quando fu sopra le loro teste, tutto fu a lui chiaro. Fiammetta era davvero speciale, portava in se il più bello dei doni, un sorriso splendente e la gioia di vivere. Una gioia traboccante, a tal punto da sbocciare al suo esterno in una bellezza prorompente, da togliere il fiato a chi l'osservasse. Quella gioia tuttavia era offuscata dal desiderio. Lui fu poco più arduo da individuare, ma i suoi pensieri ne tradirono ben presto la presenza. Pensieri che si accalcavano ai confini dei sogni di Fiammetta. Quei sogni agognavano solo farle visita e parlarle di ciò che lui provava. Il sogno decise che avrebbe reso felici entrambi, placando le loro ansie con l'amore, il più potente degli incantesimi. Si fregò le mani, preparandosi all'opera della magia.

Già pregustava il suo successo, molte volte ormai aveva superato simili prove, nessuno quanto lui sapeva delle segrete arti. Disegnò nell'aria misteriosi percorsi con le dita e formulò le sue parole, parole d'amore e di potere nel contempo, ormai dimenticate dagli uomini, ma ben chiare nella mente dei sogni, che gelosamente le custodiscono affinché non vadano perdute. Immaginate il disappunto quando, dopo aver ben bene recitato ogni sua formula, il sogno vide che nulla era sortito. Punto nel suo amor proprio, ripeté più volte l'operazione, ma l'esito fu il medesimo. Si precipitò dunque dal suo sovrano per chiedere aiuto ed un motivo per cui lo avesse privato dei suoi poteri: "In cosa ti ho deluso, mio signore? Non ho forse compiuto tutte le opere di cui mi hai incaricato? Non sono forse stato solerte nel mio operato?" "Mio buon sogno, servo docile e fedele. Non é certo mai stata mia intenzione punirti né privarti dei poteri, che infatti ancora sono intatti in te, ma devi sapere che non basterà un semplice incantesimo a risolvere questo mistero. Quella donna e quell'uomo rappresentano mille uomini e mille donne. Perché tutte le donne hanno ricevuto un dono dalla natura ed ogni uomo é incompleto. Sta a te trovare il modo di salvarli ed io non avrei potuto fare scelta migliore, ne son certo, nell'affidare questo incarico. Ti dirò solo che gli uomini hanno smarrito la strada e l'amore si è tramutato in passione, perdendo il suo potere" Il sogno si chiuse in se stesso e si intristì, non sapeva proprio come risolvere questo suo incarico. In realtà, di rado aveva visto donne più belle di Fiammetta e non capiva proprio perché mai quell'uomo dovesse esser triste, quando gli era dato di ammirare tale bellezza.

Per salvare il salvabile decise di riflettere a fondo, non voleva per nessun motivo deludere il suo padrone e si fermò a pensare fuori città. Scelse come luogo una piccola radura e vi si sedette al centro. Trascorsero i giorni, poi le stagioni e quindi gli anni, ma la risposta non giungeva. Finché non passò nei pressi un bimbo che tornava dalla scuola, osservò il sogno pensoso e gli chiese cosa lo angustiasse. Il sogno spiegò il suo problema, pur ritenendo che mai nessuno avrebbe potuto aiutarlo aveva ormai bisogno di sfogarsi con qualcuno. Il bimbo lo osservò e, sorridendo, disse: "Perché non dai loro un luogo ed un momento in cui scambiare affetto e sogni tra loro. Non saranno forse più completi, non realizzeranno magari i loro sogni più profondi, ma in quel momento di gioia scopriranno di poter essere felici e di momento in momento supereranno le tristezze. Perché non é forse possibile la felicità eterna, ma per certo ogni momento va gustato e colto, affinché non accada che, aspettando il dono tanto desiderato, non si apprezzino i mille doni che ci circondano". Il sogno fu colpito da quelle parole, come una lama, la luce si insinuò nei suoi pensieri. Come possono essere felici gli uomini se non sanno accontentarsi del poco? Non terminò di formulare quel pensiero che si trasformò in un grande albero, ma non un albero qualunque, un luogo ove chiunque potesse lasciare un piccolo dono per qualcuno o, perché no, un semplice pensiero. Per cercare di donare un istante di felicità a chi si ama. Il re dei sogni, mentre si allontanava dalla radura avendo lasciato le sembianze di bambino, sorrideva. Pensò che, in fondo, lo stesso albero di Natale sarebbe stato più felice ora che non era più un sogno, ma realtà. Ora che poteva offrire a tutti un momento in cui dimenticar le ansie e le angosce del superfluo, per concentrarsi su ciò che veramente conta. Ogni tanto il re dei sogni torna a far visita al sogno divenuto albero, per strappargli un sorriso e ridargli fiducia, quando le persone non credono più nell'amore rischiando di perdersi nella propria ambizione o nel desiderio di possesso.