Il folletto Tamburino

 

Tanti anni fa, in un bosco lontano lontano, viveva un piccolo folletto.
Abitava in una piccola casetta. Questa graziosa abitazione era ricavata nel fusto di un fungo.
Il piccolo folletto, come del resto tutti i folletti che conosco, viveva circondato dai suoi minuscoli mobili.
Lavorava sodo, coltivava funghi, raccoglieva frutti di bosco e coglieva le uova delle sue piccole galline.
Faceva tanti piccoli lavoretti per gli altri gnomi che conosceva, e questi contraccambiavano volentieri.
In questo modo affaccendato trascorrevano le sue giornate, uguali una all'altra eppure ognuna differente.
Ma la sua unica, vera passione, era suonare il suo tamburo, vi era così affezionato che gli altri folletti lo chiamavano Tamburino.
Passava ogni momento libero della giornata ad esercitarsi nel suonarlo. Del resto, vivendo solo nel bosco, non disturbava nessuno.
Già alle prime luci dell'alba gli uccelli cinguettavano festosi, in attesa di sentire il rullo del suo strumento.
Un giorno di primavera, una fatina passeggiando per il bosco, udì il suono del suo tamburo: "Ratatam, ratatam, tump, tump!".
Incuriosita si avvicinò alla radura dove il folletto era solito suonare e lo vide.
Lo ascoltò alcuni minuti, si complimentò con lui per quanto fosse bravo e poi, salutandolo, si allontanò librandosi nell'aria.
Passarono molti mesi, la primavera lasciò il posto all'estate, il bosco era ricco di frutti di ogni tipo e colore. Il verde era intenso ed il profumo di resina pervadeva l'aria.
Il folletto continuava allegramente a gironzolare col suo tamburo tra gli alberi.
Poi anche l'estate trascorse ed iniziò l'autunno, le foglie ingiallirono, gli aghi dei pini caddero a terra ed incominciò a piovere.
Durante una delle sue passeggiate in cerca di funghi, dovete sapere che i folletti ne sono molto ghiotti e l'autunno é il momento ideale per la loro raccolta, il folletto udì un grido.  
Di certo, pensò, si tratta di una richiesta di aiuto.
Tamburino corse nella direzione da cui provenivano le urla, qualcuno poteva avere bisogno di lui.
Nascodendosi dietro un cespuglio, tutti i folletti sono creature schive e timorose, vide una piccola creatura, minacciata da un grande rospo verde.

La piccola bimba, così almeno pareva da quella distanza, aveva ali dorate e lunghi capelli castani.
Senza dubbio l'animale avrebbe divorato la piccola bimba, già allungava la sua lingua appiccicosa verso di lei.
Tamburino, senza esitare, impugnò saldamente le sue bacchette. Aggiustandosi la tracolla portò l'immancabile tamburo, che portava legato alla schiena, di fronte a se ed intonò una carica.
Il rumore fu come un rombo di tuono.
Il temibile rospo scappò a zampe levate, spaventato da quel frastuono ed il folletto si avvicino, cautamente, alla creatura alata, per chiederle se stesse bene.
Immaginate la sua sorpresa quando si accorse che, in realtà, la creatura era la fatina che mesi prima lo aveva ascoltato nella radura.
Passarono ore a raccontare l'un l'altro avventure di ogni genere.
Quando giunse il tramonto, Misurina, questo era il nome della piccola fata, chiese cosa potesse fare per rendergli il favore.
Dopo tutto le aveva salvato la vita e non era certo cosa da poco.
Tamburino non sapeva cosa chiederle, in fondo la sua vita era serena, aveva tutto ciò che desiderava: la sua casetta, il bosco, i funghi ed il tamburo.
Ma certo, il tamburo, avrebbe tanto desiderato avere più tempo per suonarlo. La fatina sorrise, era così bella che la natura si ammutolì nel vederla.
Toccò, sulla punta del cappello, il gentile folletto e formulò l'incantesimo: "Come regina delle fate dei boschi, desidero, voglio e comando che tu, folletto Tamburino, ti trasformi nel cuore di tutti i bambini.
Così potrai suonare il tuo tamburo in eterno e, tutti  bambini che lo vorranno, potranno ascoltarti. Basterà loro posare l'orecchio sul petto e sentire il battito regolare del cuore".
Da allora, quando un bimbo felice corre giocando, il folletto, che vuole festeggiare con lui, intona una melodia gioiosa.
E per questo che il loro piccolo cuore batte così in fretta.