I giochi di Olimpia

 

C'era una volta un piccolo paese, era costruito sul mare, arrampicato come un gabbiano sugli scogli. I suoi abitanti vivevano dei frutti della terra e di ciò che il mare poteva offrire loro. Certamente non si arricchivano, ma la natura non faceva mancare loro nulla, le stagioni ed il cambiare del clima scandivano il trascorrere del tempo, sempre uguale e ripetitivo. I bambini crescevano tra i giochi e i piccoli lavori che i genitori affidavano loro e che spesso si trasformavano a loro volta in gioco. La vita era piacevole e nessuno si lamentava; i contatti con le grandi città erano rari e legati alle sole persone che dovevano recarsi nei vicini centri per il commercio dei prodotti e l'acquisto delle merci che la terra ed il mare non fornivano spontaneamente. Olimpia e Temistocle erano due bambini che abitavano ad Albachiara, questo era infatti il nome del piccolo paesino. Un giorno la madre di Olimpia le chiese di portare la colazione a suo padre che era sceso presto a pesca sugli scogli, Olimpia si mise in cammino e ben presto arrivò al limitare dell'abitato. Qui vide Temistocle che giocava con i sassi, il gioco consisteva nello scagliare il sasso il più distante possibile e lei si fermò ad osservare il bambino che giocava. Il tempo trascorse rapido a tal punto che lei non si rese conto di quanto tardasse nel portare la colazione a suo padre. Fu così che Temistocle, vedendola assorta le chiese dove stesse andando. Ricordatasi improvvisamente della commissione la bimba lo salutò e si precipitò di corsa agli scogli. Il padre la aspettava seduto con i piedi a bagno nell'acqua. Aveva la solita espressione a metà tra il rimprovero ed il divertito che assumeva ogni volta che lei ne combinava una delle sue. Olimpia si scusò per l'accaduto ed abbracciò forte il papà che, come sempre, la perdonò e volle sapere di che gioco si trattasse. Nello spiegare come si svolgeva il gioco alla bambina venne un'idea: cosa sarebbe accaduto se avesse chiamato tanti bambini ed avesse condiviso con loro i giochi che conoscevano lei e Temistocle? Del resto lei e Temistocle conoscevano veramente molti giochi e poi tutti avrebbero potuto contribuire con nuovi giochi, a patto che si potessero fare in molti e stabilire dei criteri. Si ripromise di parlarne a al suo amichetto alla prima occasione, diede un grosso bacio sulla guancia a suo padre e si incamminò verso casa.

Olimpia non pensò ad altro per tutta la mattina. Al pomeriggio, come di consueto, si trovò con Temistocle per giocare e gli raccontò ciò che aveva pensato. Il bambino ne fu subito entusiasta ed iniziò con lei a scrivere un elenco di giochi da fare. Dopo mangiato Olimpia andò a letto, disse le preghiere e si addormentò. Il giorno successivo, dopo aver sbrigato le faccende che mamma le aveva affidato e portato la colazione a suo padre corse in piazza ed iniziò ad avvisare, con l'aiuto di Temistocle, quanti più bimbi poté. Ben presto la notizia si diffuse in tutto il villaggio ed il primo sabato tutti i bambini si incontrarono nel prato dove Temistocle era solito giocare lanciando i sassi. La giornata trascorse veloce tra mille giochi e tutti i bimbi che avevano partecipato si divertirono un sacco imparando giochi nuovi. Temistocle ed Olimpia decisero con i loro nuovi amici che la settimana successiva avrebbero ripetuto l'esperimento. I due bimbi trascorsero la settimana studiando nuovi giochi ed allenandosi in quelli che già conoscevano per non sfigurare il sabato dopo. Erano felici del successo che aveva avuto l’idea di Olimpia e non stavano più nella pelle dalla curiosità per l’incontro successivo. Finalmente arrivò il grande giorno e “sorpresa” una immensa folla di bimbi e genitori riempiva tutta la distesa e la collina che sovrastava il grande prato. Avevano lasciato libero solo lo spazio necessario per praticare i vari giochi. Olimpia ed il suo amico non potevano credere ai loro occhi. La voce si era diffusa per tutti i villaggi circostanti e poi per tutta la regione e via via fino a raggiungere gli stati confinanti. Si potevano trovare bimbi che parlavano lingue sconosciute e che portavano con loro attrezzi per fare giochi di cui Olimpia e Temistocle neppure avevano mai sentito parlare.

I giochi furono un grande successo, ma alla fine della giornata solo pochissimi bimbi della grande folla erano riusciti a partecipare. Olimpia si rese conto allora che ci sarebbero voluti molti giorni per fare giocare tutti i bambini e decise di organizzare meglio le cose per la volta successiva, chiamò vicino a se alcuni bimbi di diverse nazioni e con Temistocle decisero di organizzare il regolamento. Fecero poi circolare la voce tra i bimbi che l’appuntamento era per il mese dopo. Ancora una volta Olimpia ed i suoi nuovi amici, oltre naturalmente al fidato Temistocle, lavorarono sodo per organizzare il tutto al meglio. I genitori per aiutarli non diedero loro nessuna commissione, anzi diedero qualche contributo organizzativo, ad esempio nel fare i conti necessari per preparare da mangiare e dormire per tutte le persone che avrebbero partecipato. Decisero inoltre che i giochi successivi non si sarebbero tenuti nel grande prato, ma in una distesa che si trovava a pochi chilometri dal villaggio che sarebbe stata in grado di contenere tutte le persone. Nel frattempo la voce aveva continuato a circolare ed aveva raggiunto anche gli angoli più remoti delle terre conosciute. Il mese trascorse rapidamente tra i mille preparativi ed il giorno previsto per l’inizio dei giochi tutti i bambini erano orgogliosissimi del loro lavoro e così pure il loro genitori. Ancora una volta tutti quanti furono sorpresi, le persone erano giunte a migliaia superando ancora una volta tutte le aspettative. La folla era di cento o, forse, mille volte più numerosa della volta precedente.

I bambini avevano convinto i loro genitori a portarli all’appuntamento promettendo che sarebbero stati più buoni ed avrebbero ubbidito per tutto l’anno successivo. Addirittura molte guerre e litigi tra popoli erano stati sospesi perché i figli dei guerrieri avevano chiesto di essere accompagnati ai giochi. I giochi durarono tre settimane anziché tre giorni per permettere a tutti i bimbi che erano intervenuti di partecipare e furono distribuiti ricchi premi tra i migliori giocatori. Si assistette a gare di corsa, lancio del sasso ginnastica, salto in alto e mille altri giochi. I grandi furono colpiti da quanto fossero bravi i bambini ed in particolare i re delle nazioni che avevano partecipato. Alla fine dei giochi, l’ultima sera, i Re, che ovviamente avevano accompagnato i loro figli alla manifestazione, si riunirono per festeggiare Olimpia ed il suo amico Temistocle. Al termine del festeggiamento promisero che se veramente i loro figli e tutti i bambini fossero stati buoni come avevano promesso, loro, che erano più grandi e non potevano dare il cattivo esempio, avrebbero sospeso tutte le guerre in onore dei giochi e ne avrebbero organizzati di uguali per i grandi, i giochi si sarebbero chiamati Olimpiadi, in onore della bimba che aveva avuto una idea così bella e soprattutto aveva dato pace e gioia a tutte le nazioni per la durata dei giochi. Olimpia era commossa per la promessa dei Re e chiese a tutti i bambini di essere buoni perché, almeno per un mese all’anno, cessassero tutte le guerre ed i grandi giocassero anziché combattersi. L’anno successivo i bambini furono buoni ed ubbidienti come promesso ad Olimpia e da allora tutti gli anni vengono celebrati i giochi noti col nome di Olimpiadi.